Bisfenolo A: i dubbi sulla sicurezza

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BPA bisfenolo etichetta criticaProbabilmente vi sarà capitato di leggere la dicitura BPA-free sull’etichetta di alcuni prodotti, come contenitori in plastica per alimenti.
Vi siete chiesti cos’è il BPA? E perché alcuni prodotti lo contengono mentre altri no?
Andiamo a scoprire a che punto sono le valutazioni sulla sicurezza di questo composto.

 

BISFENOLO A: CHE COS’È

Il bisfenolo A (abbreviato BPA) è un composto sintetico utilizzato nella produzione di vari tipi di plastica. Ad esempio è usato nel policarbonato, una plastica rigida e trasparente con cui viene fatta una vastissima gamma di oggetti, tra cui contenitori per alimenti.
Ora, i materiali di cui sono fatti i contenitori per alimenti sono soggetti a controlli assai stringenti per ridurre al minimo la migrazione di composti dal contenitore al cibo. Piccole quantità riescono comunque a migrare, e in questo caso si valuta l’effetto sulla salute di queste piccole quantità che attraverso il cibo finiscono nell’organismo umano.
Questo avviene per moltissimi composti, e avviene anche per il BPA: piccolissime quantità di bisfenolo migrano dai contenitori ai cibi e alle bevande.
Essendo un materiale molto impiegato, tutti quanti siamo esposti al BPA. Nel 2004 i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno trovato tracce di BPA nel 93% dei campioni di urina esaminati.
La domanda che i legislatori un po’ in tutto il mondo si pongono è “Il BPA che arriva nell’organismo umano è nocivo per la salute?“.
La comunità scientifica è da tempo all’opera per trovare una risposta.

 

DOVE SI TROVAInfographic Bisfenolo A etichetta critica

Il BPA è contenuto negli oggetti contrassegnati in etichetta dalla sigla 03 (Polivinilcloruro o PVC) o 07 (resine epossidiche e policarbonato).
Molti dei prodotti in cui è impiegato il BPA sono fatti per venire a contatto con cibi o bevande: bottiglie per bibite, biberon, stoviglie di plastica, rivestimenti interni di lattine, contenitori in plastica resistente alle elevate temperature, ecc.
Il BPA è usato però in molti altri oggetti: anche giocattoli, scontrini, CD, parti di automobili, lampad..
I consumatori vengono a contatto con il bisfenolo attraverso contatto con la pelle e assimilazione orale.
La maggiore fonte di esposizione per la popolazione è la dieta: nel dettaglio, gli alimenti in scatola e, in misura minore, la carne e i prodotti a base di carne non scatolati. L’elevata presenza di BPA nella carne potrebbe essere dovuta al contatto con materiali da imballo o apparecchiature produttive, ma per ora questa rimane niente più di un’ipotesi.

Strano ma vero, la carta termica (comunemente usata per gli scontrini fiscali) è risultata essere la seconda principale fonte di esposizione al BPA dopo l’alimentazione.
Ancora, l’esposizione può avvenire attraverso i cosmetici che sono contenuti in flaconi di plastiche con BPA. Persino la polvere domestica contribuisce all’esposizione al bisfenolo1.

 

 

NORMATIVA VIGENTE

Al momento il BPA è autorizzato per l’impiego a contatto con gli alimenti sia in Europa che in altri Paesi come Stati Uniti e Giappone.
Nell’UE l’uso del bisfenolo è normato dal Regolamento (UE) n.10/2011 che è dedicato specificamente a tutti i materiali in plastica destinati a venire a contatto con gli alimenti. Con la Direttiva (UE) n. 8/2011 l’UE ha vietato la produzione, importazione e commercializzazione di biberon in policarbonato contenente BPA.

 

LE ACCUSE

Gli studi sugli animali suggeriscono che il BPA a dosi elevate possa provocare effetti nocivi su reni, fegato e ghiandola mammaria.
Non è chiaro però in che modo il bisfenolo provochi questi danni.
Altri sospetti suggeriscono il bisfenolo come interferente endocrino, come cancerogeno e dannoso per il sistema nervoso, immunitario e cardiovascolare.

 

PERCHÉ SE NE PARLA

L’Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM) ha redatto un report in cui esamina due studi sugli effetti pre- e perinatali del BPA sul sistema immunitario.
Il report chiede nuova ricerca sulle alternative al BPA e conclude che i consumatori dovrebbero ridurre la propria esposizione al BPA da alimenti e altre fonti.
In risposta a questo report, lo scorso Aprile l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha annunciato che sarà fondata una commissione di esperti per valutare la sicurezza del bisfenolo in rapporto al sistema immunitario, accogliendo la richiesta del Ministero della Salute olandese.
La valutazione si svolgerà tra il 2017 e il 2018.

 

LA VALUTAZIONE EFSA DEL 2015

L’EFSA si era già espressa nel 2015 con una valutazione del rischio sul BPA. La sicurezza del bisfenolo nell’Unione Europea è oggetto di indagine sin dal 2006, e il report del 2015 ha chiarito molti punti.
In questa valutazione l’EFSA ha esaminato più di 450 studi sui potenziali pericoli per la salute associati al bisfenolo A. La valutazione concludeva che alla luce dei dati a disposizione il BPA non pone alcun rischio per la salute dei consumatori di alcuna fascia di età (compresi  feti, neonati e adolescenti) ai livelli di esposizione attuali. Conclude anche che il bisfenolo non può essere considerato un interferente endocrino.
Tuttavia non è possibile escludere effetti sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare, oltre che il potenziale cancerogeno.

 

VALUTAZIONI IN CORSO: IL CLARITY-BPA

Negli Stati Uniti è in corso uno studio – il CLARITY-BPA – che dovrebbe fare ulteriore chiarezza sulla questione. La ricerca vede in collaborazione l’FDA, il National Toxicology Program e il National Institute of Environmental Health Sciences, e i suoi risultati sono molto attesi.
Gli esiti dovrebbero essere disponibili nel 2017. L’EFSA potrà quindi contare anche su questo elemento per effettuare la propria valutazione del rischio.

 

E NEL FRATTEMPO?

Nel frattempo il gruppo di esperti scientifici sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi, gli aromatizzanti e i coadiuvanti tecnologici (CEF) ha fissato una nuova Dose Giornaliera Tollerabile per il BPA, calcolata tenendo conto dell’incertezza sui possibili effetti del bisfenolo su ghiandola mammaria e sistemi riproduttivo, neurologico, immunitario e metabolico negli animali da laboratorio.
La DGT è stata ridotta da 50 a 4 µg/kg di peso corporeo/giorno.

 

I SOSTITUTI DEL BISFENOLO

bisfenolo logo etichetta criticaMa quindi i prodotti BPA-free come sono fatti?
In sostituzione del bisfenolo A viene usato il bisfenolo S. I due sono composti molto simili, ma il secondo (BPS) è considerato un’alternativa più sicura del BPA, e per questo viene impiegato nei prodotti dichiarati BPA-free.
Ci sono però degli studi2, 3 che mettono in dubbio anche la sua sicurezza, e segnalano che i prodotti BPA-free contenenti bisfenolo S non sono necessariamente più sicuri di quelli con bisfenolo A.
È stato osservato, per esempio, che bassi livelli di BPS hanno sugli embrioni dei pesci un effetto simile a quello del BPA.
Certamente servono ancora nuovi studi che confermino questi sospetti, ma le ricerche nell’ambito sono in aumento, e i risultati ottenuti sono comunque importanti.

 

IN CONCLUSIONE

Nonostante la ricerca su questo composto vada avanti da più di 50 anni, i punti da chiarire restano ancora molti.
Servono certamente più dati, sia quelli che riguardano l’esposizione (ad esempio per chiarire quanto BPA viene assorbito dall’organismo attraverso la cute per contatto con la carta termica o i cosmetici) sia quelli che riguardano la pericolosità.
Nessun allarmismo, quindi, ma uno spirito critico e basato sui dati in attesa della valutazione dello studio CLARITY-BPA e della nuova valutazione dell’EFSA.

Per altri dettagli e domande sull’argomento può essere utile consultare la pagina dedicata dell’EFSA.

 

Note e riferimenti
1 National Institute for Public Health and Environment – Olanda
2 Low-dose exposure to bisphenol A and replacement bisphenol S induces precocious hypothalamic neurogenesis in embryonic zebrafish
3 Actions of Bisphenol A and Bisphenol S on the Reproductive Neuroendocrine System During Early Development in Zebrafish


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