Cosmetici cruelty free: perché la certificazione non serve

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cosmetici Cruelty free logo Grazie alla normativa europea in vigore, tutti i cosmetici venduti in Europa sono cruelty free.
Ma se è davvero così a cosa servono le certificazioni con i coniglietti? Che cosa certificano? Ha senso cercare prodotti così certificati? E che cosa c’entrano i cosmetici venduti in Cina?
Leggiamo e scopriamolo!

 

Nota bene: in questo articolo non si vuole discutere la sperimentazione animale sotto il profilo etico. Si affronteranno solo gli aspetti pratici normativi, senza entrare nel merito di opinioni e valori personali sull’argomento.

 

I COSMETICI SONO TUTTI CRUELTY FREE

Nell’articolo precedente sulla normativa europea che vieta la sperimentazione animale in cosmesi, abbiamo visto come di fatto tutti i cosmetici commercializzati oggi in Europa siano formalmente cruelty free.
Nessun ingrediente cosmetico o cosmetico finito, infatti, può essere testato su animali in Europa. Né l’azienda produttrice può effettuare questi test fuori dall’UE e poi commercializzare il prodotto in Europa.

 

NESSUN INGREDIENTE È CRUELTY FREE

In realtà potremmo anche dire che nessun prodotto è cruelty free, perché tutti gli ingredienti cosmetici sono stati testati su animali prima del 2009.
Le aziende che prima del 2009 hanno proclamato i propri prodotti cruelty free quindi possono aver usato dati sulla sicurezza ottenuti da test sugli animali condotti da altre aziende. In altre parole, se un’azienda produttrice dichiara di non aver condotto sperimentazioni animali per testare quella sostanza significa che per certificare la sicurezza di quell’ingrediente ha usato i dati che un altro fabbricante ha già ottenuto tramite sperimentazione.
Per essere messa in commercio quindi qualsiasi sostanza deve essere stata testata su animali. Se avete letto o sentito che i prodotti cruelty free si basano su una cosiddetta positive list di ingredienti mai testati su animali, sappiate che la lista è una bufala1.

 

“NON TESTATO SUGLI ANIMALI” IN ETICHETTA

Secondo il Regolamento che norma i cosmetici2, questi possono riportare in etichetta il claim “non testato su animali” solo se il fabbricante e i suoi fornitori non abbiano effettuato o commissionato sperimentazioni animali sul prodotto cosmetico finito, sul suo prototipo, né su alcun suo ingrediente e non abbiano usato ingredienti sottoposti da terzi a sperimentazioni animali al fine di ottenere nuovi prodotti cosmetici. Quindi “solo i prodotti (indipendentemente dalla data di prima commercializzazione, quindi prodotti vecchi e prodotti nuovi) che utilizzano ingredienti mai testati su animali per nessun motivo e che non sono stati testati su animali come prodotto finito possono riportare il claim “non testato su animali” o simbolo o frase equivalente”3.
Sia chiaro che questa è una condizione più unica che rara. Non per niente tempo fa ha fatto scalpore il caso della marca di cosmetici “I Provenzali”: lo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) ha giudicato il claim «100% naturali» – «non testati sugli animali» – «Con i cosmetici “I Provenzali”, ogni gesto d’amore per me è anche un gesto d’amore per la natura» comunicazione commerciale ingannevole4.
Riportare in etichetta che il prodotto cosmetico non è testato su animali vanta una qualità comune a tutti gli altri cosmetici venduti in Europa, quindi la qualità non è distintiva e non può essere sponsorizzata in etichetta.

 

COSMETICI CRUELTY FREE: LA CERTIFICAZIONE

Quindi se tutti i prodotti cosmetici in Europa sono di fatto cruelty free, a cosa servono le certificazioni con i coniglietti?
In Italia le certificazioni cruelty free fanno capo alla LAV che promuove lo Standard internazionale “Stop ai test sugli animali”.

Cosmetici cruelty freeLo standard prevede tre punti:
– non effettuare (direttamente o commissionandoli a terzi) test su animali
– monitorare i propri fornitori e produttori perché si attengano all’impegno di non testare su animali le materie prime cosmetiche dopo la data fissata nella sottoscrizione allo standard
– non utilizzare ingredienti provenienti dall’uccisione di animali.

Di questi tre punti i primi due sono già garantiti per legge, quindi non forniscono informazioni nuove al consumatore e non aggiungono una qualità distintiva al cosmetico, in questo senso. Il terzo punto riguarda l’origine degli ingredienti, e non riguarda i test sugli animali.
Sul sito della LAV si afferma che l’unico modo per essere certi che il cosmetico non sia testato su animali è affidarsi alla Guida Pratica della LAV sui cosmetici non testati. Questa affermazione è scorretta e fuorviante: per legge in Europa nessun cosmetico può essere testato su animali, già dal 2004; per quanto riguarda la questione dei test sui singoli ingredienti abbiamo discusso nei paragrafi sopra.

La LAV riporta le ragioni per preferire prodotti con il coniglietto. Vediamole insieme.

  1. Le aziende non potranno testare su animali gli ingredienti in tutto il territorio Comunitario, ma potranno farlo all’estero vendendo tali prodotti in Paesi extra-UE (ad es. la Cina).
  2. Alcune materie non vengono realizzate unicamente per l’ambito cosmetico ma possono sovrapporsi a quello chimico e quello farmaceutico.
  3. Le marche che hanno aderito prima del 2009 hanno dimostrato il loro forte interesse verso la causa animalista e una politica aziendale etica facendo scelte difficili in un contesto legislativo completamente differente da quello attuale.

Commentiamole una alla volta:

  1. Questo punto merita un paragrafo a sé: lo discutiamo a quello successivo.
  2. Alcuni ingredienti utilizzati in cosmesi possono essere usati nelle formulazioni di farmaci, detergenti, o altro. Questo vuol dire che i test sulla loro sicurezza possono includere quelli sugli animali, a seconda della normativa di riferimento per la categoria di prodotti a cui l’ingrediente è registrato. Tuttavia se l’ingrediente vuole essere usato in cosmesi, bisogna ottenere dati sulla sua sicurezza per questo uso, e questi dati si possono ottenere solo tramite test in vitro.
  3. Si riferisce unicamente a politiche aziendali passate da parte di aziende che hanno aderito prima del 2009. E per quelle che hanno aderito dopo?

 

COSMETICI CINESI E TEST SUGLI ANIMALI

Tra le ragioni portate dalla LAV per preferire prodotti con la certificazione viene citato il caso di aziende che per commercializzare il proprio prodotto in Cina effettuano (fuori dall’Europa) i test sugli animali.
Se un’azienda vuole vendere un cosmetico in Europa, questo non deve e non può essere testato su animali, e la sua sicurezza va provata con i metodi alternativi. Ma se l’azienda vuole esportare e vendere lo stesso prodotto in Cina, secondo legge cinese l’azienda deve obbligatoriamente ritestare il cosmetico su animali.
Come le stesse aziende cosmetiche europee segnalano, ritestare su animali è uno spreco di denaro e vite animali, pertanto stanno spingendo affinché la Cina modifichi le proprie leggi in materia.
Se invece un’azienda cinese vuole esportare un cosmetico, la legge cinese non impone di testare il prodotto su animali; se anche lo imponesse non potrebbe però commercializzare il prodotto in Europa, perché la legge europea non lo consente.
Se volete sapere qualcosa di più sui test sugli animali in Cina, ecco una bella infografica riassuntiva.
In tutto il mondo, comunque, i Paesi si stanno muovendo nella direzione del divieto dei test sugli animali per cosmetici: l’uniformità normativa tra Paesi diversi favorirebbe il libero commercio dei prodotti, combinando in questo modo esigenze del commercio e benessere animali.
Tornando alle certificazioni: se vedete il logo col coniglietto su un prodotto, vuol dire che quell’azienda non effettua o commissiona test sugli animali per vendere i propri cosmetici su mercati extraeuropei.

 

IN BREVE

È facile capire, dagli argomenti affrontati, che la certificazione non distingue il cosmetico; semmai fornisce indicazioni sulle politiche dell’azienda produttrice, in una certa misura. Da notare, infatti, che il logo apposto sui cosmetici non è accompagnato dall’espressione “Cruelty-free” bensì da un generico “Stop ai test sugli animali”.
Quindi riassumendo possiamo concludere che:

  1. La certificazione cruelty free sui cosmetici non aggiunge nulla alla qualità del prodotto cosmetico rispetto a quanto stabilito dalla legge europea.
  2. La certificazione fornisce informazioni sulle politiche che l’azienda al di fuori dell’Europa, su mercati extraeuropei.
  3. Riportare in etichetta la dicitura “non testato su animali” è scorretto, a meno di condizioni molto specifiche e rare.

 

Può essere utile leggere anche:
La bufala del cosmetico non testato su animali

Note e riferimenti
1 Forum Promiseland, nono intervento
2 Regolamento (CE) n.1223/2009, si veda articolo 20
3 Sperimentazione sugli animali – Ministero della Salute
4 Istituto di Autodisciplina pubblicitaria

 


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  • Ero rimasta un po’ indietro con la lettura del blog ma sto recuperando in fretta. Questa carrellata sui cosmetici è come le ciliegie, uno tira l’altro! E questo mi è piaciuto in particolare 🙂

    • Ciao Mariachiara, grazie per il commento!
      Sono lieta che questi articoli ti piacciano. Continua a seguire il blog e se hai argomenti che ti piacerebbe vedere approfonditi non esitare a scrivere!

  • Irika

    Molto border line come articolo, e chiaramente finanziato da chi del benessere degli animali se ne frega alla grande. Sull´argomento che le sostanze che passano nei laboratori delle case farmaceutiche che testano sugli animali (!!!), poi per essere usati nella cosmesi da chi si sa, si ottiene il nulla osta attraverso i test in vitro… cascano le mani per terra. Come se il successivo test in vitro cancellasse la precedente sperimentazione sugli animali! Per fortuna abbiamo chi da sempre ha avuto a cuore l´etica, e non puo´ certamente essere oggi messo nella stessa pentola con chi passa dalle case farmaceutiche per continuare a fare come sempre. E non possiamo nemmeno accusare delle aziende che non hanno mai testato di quello che qualcuno ha fatto prima di loro!