Cosmetici naturali, ecobio e biodinamici

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Cosmetici naturali etichetta criticaUno degli intenti di questo blog è smascherare alcuni miti creati dalla pubblicità e le sue false promesse.
Sempre più consumatori scelgono di comprare un prodotto perché sulla confezione c’è scritto “naturale” o “bio”. La dicitura in etichetta basta per distinguere un cosmetico naturale?
E poi: il cosmetico naturale esiste davvero?

 

I COSMETICI NATURALI

Secondo un rapporto di Cosmetica Italia, il 23.6% dei consumatori preferisce acquistare un cosmetico “naturale” o “bio”.
Per questa ragione il marketing gioca molto sul concetto di naturale, a tutta beffa del consumatore. Questo succede perché al momento non c’è una definizione riconosciuta ufficialmente e regolamentata per i cosmetici naturali, né per cosmetici ecobio o biologici.
In generale, si intendono cosmetici formulati con ingredienti che rispondono a vari criteri (possono essere vegetali, biologici, ecc.) che siano buoni per la persona e per l’ambiente.
Fin qui tutto bene, ma se ci pensiamo bene questo è ancora solo uno slogan, e bisogna andare a scavare in profondità per capire se dietro lo slogan c’è effettivamente della sostanza.
L’argomento è complesso, e non andrebbe ridotto a una semplice questione di definizioni. Come cavare il ragno dal buco, quindi?
Leggo sul web l’indicazione: “Più l’elenco degli ingredienti è breve e in latino, più è indice di un prodotto naturale”. Sbagliato. Ovviamente la lunghezza della lista degli ingredienti non è un indice della “naturalità” del prodotto. Oltretutto, se il prodotto è naturale (inteso quindi come vegetale) non è detto che sia migliore. Per esempio l’olio di semi di alloro (Laurus nobilis) – vegetalissimo e latinissimo nel nome INCI – è vietato in Europa perché tossico.
Quindi, come abbiamo detto qualche post fa, chiedersi “Questo cosmetico è naturale?” non ha molto senso.
Ne ha molto di più chiedersi “Questo cosmetico è sicuro?” (in questo caso la risposta è sì, il cosmetico è sicuro per legge), e “Qual è il suo impatto sull’ambiente?” (e qui la risposta si complica un po’).
In tutti i casi, al di là delle definizioni precise, quello che distingue di fatto i cosmetici convenzionalmente definiti naturali/ecobio/biologici sono le certificazioni volontarie cui le aziende aderiscono, che stabiliscono precise condizioni produttive per il cosmetico.

 

COSMETICI ECOBIO E COSMETICI BIOLOGICI

Come per i cosmetici naturali, anche per queste due categorie non esiste una definizione riconosciuta.
Sul web si legge che i cosmetici ecobio sarebbero formulati con ingredienti di origine vegetale o sintetica, il cui impatto ambientale risulta però molto basso (basso quanto? E definito da chi, dato che non c’è normativa a riguardo?).
Ancora, si legge che la cosmesi è eco(logica) solo se esclude dalle formulazioni gli ingredienti di derivazione petrolchimica. Basta questo a definire ecologico un cosmetico? No.
I cosmetici biologici, invece, sono formulati con una certa quota di ingredienti provenienti da agricoltura biologica. A quanto ammonta la percentuale di ingredienti da agricoltura biologica è definito dalle diverse certificazioni, non da normativa.
Nell’immagine sotto potete trovare le certificazioni più famose nel settore.

certificazioni cosmetici naturali etichetta critica

 

COSMETICI BIODINAMICI

Anche in questo caso il cosmetico biodinamico lo fa la certificazione.
Lo standard Demeter, ente certificatore per il biodinamico, stabilisce che il cosmetico deve avere almeno il 90% di ingredienti agricoli provenienti da agricoltura biodinamica.
Attenzione al linguaggio: lo standard Demeter dice che “L’obiettivo è di produrre cosmetici a partire da materie prime naturali”. Ma a pensarci bene anche il petrolio è naturale. Quindi vedrete come già la definizione del termine naturale causa qualche problema sul nascere.
Comunque: il costo dei cosmetici biodinamici è assai elevato. Ne vale la pena? Certamente la scelta è personale.
Tuttavia, se il movente è la sostenibilità ambientale, il gioco non sembra valere la candela. Dal testo dello standard sembra compaiano molti slogan ma poche (e confuse) misure precise.

 

NATURALE IN CHE SENSO? UN APPROCCIO DIVERSO

Per fare un acquisto consapevole è importante che il consumatore impari a riconoscere la retorica del marketing, ma anche quella delle certificazioni, come abbiamo visto.
Per scegliere il cosmetico migliore sotto il profilo ambientale, cercare in etichetta la dicitura “naturale” ha poco senso.
L’ideale sarebbe poter contare su una normativa europea che definisca le diverse classi di cosmetici e fissi con criteri più restrittivi i limiti sull’impatto ambientale. Tra le diverse certificazioni, quella europea Ecolabel – pur con i suoi limiti – si distingue perché viene valutato l’impatto ambientale del cosmetico (sulla base dell’impatto dei singoli ingredienti); ma per qualche ragione nel sud Europa non si trovano in commercio cosmetici con questa certificazione.
Dall’altro lato, è auspicabile che l’industria si muova autonomamente verso formulazioni facilmente e rapidamente biodegradabili, a bassa tossicità per gli organismi acquatici e con packaging a ridotto contenuto di plastiche.
Nel frattempo, ciascuno può decidere di affidarsi alla certificazione che rispecchia maggiormente i propri bisogni e le proprie preferenze, senza lasciarsi ingannare dagli slogan, ma chiedendo alle aziende azioni precise e numeri.


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