Naturale contro Chimico?

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Al supermercato, in farmacia, in erboristeria, ormai sono moltissimi i prodotti che vantano sulla confezione un bel “100% naturale!” o “di origine 100% naturale!”. Eppure non capita mai di leggere slogan come “100% chimico!”.
Come mai?Naturale
La risposta appare ovvia, ma merita a mio parere una riflessione esplicita.
Cavalcando “l’onda verde” del consumo (presunto o realmente) ecologista che da molti anni sta contagiando un numero di consumatori sempre maggiore, le aziende trasmettono la diffusione del termine naturale accostato a quelli di bio, verde, sicuro, ecologico, che produce automaticamente l’associazione per antitesi al chimico in quanto pericoloso, inquinante.
La mancanza di una corretta informazione, unitamente al bombardamento pubblicitario che catalizza la cementificazione di questi concetti nell’immaginario collettivo, ha impedito lo svilupparsi di una consapevolezza fondata sui fatti (e non sui claim!), a partire dal concetto stesso con cui si intendono naturale e chimico.

QUESTIONE DI DEFINIZIONI

Solitamente l’aggettivo chimico viene usato in termini dispregiativi, ma non dimentichiamo che qualsiasi cosa ci circondi – dalla mela, al tavolo su cui poggia il computer, e ovviamente noi stessi! – ha natura chimica, in quanto la materia, organica o inorganica che sia, possiede composizione e proprietà che sono studiate dall’omonima scienza.
Riabilitando l’incolpevole vocabolo, ritengo quindi scorretto asserire che qualcosa non è chimico o non contiene nulla di chimico.
Ciò che comunemente viene indicato come chimico andrebbe piuttosto definito come sintetico o artificiale, che si dice di ogni sostanza che non proviene da organismi animali o vegetali ottenuta tramite processo di sintesi, oppure, in senso lato, di tutte quelle sostanze preparate in laboratorio dall’uomo1.
Al di là del significato etimologico, non è facile né così chiaro distinguere che cosa d’altro canto debba considerarsi naturale, da un punto di vista scientifico e quindi normativo; per quanto riguarda i cosmetici, in attesa che la standardizzazione ISO2 stabilisca quali ingredienti possano essere definiti naturali, al momento l’azienda produttrice del cosmetico può utilizzare il termine da apporre in etichetta a propria discrezione.

LE SOSTANZE NATURALI SONO PIÙ SICURE?

Col tempo, il rapporto antitetico naturale-chimico ha prodotto nel sentire comune associazioni del genere buono-cattivo, benefico-nocivo, sicuro-cancerogeno e così via.
Nulla di più falso!
Un composto può avere azione tossica indipendentemente dalla sua origine, sia essa naturale o sintetica. Ma soprattutto, parafrasando Paracelso, qualsiasi sostanza potenzialmente ha effetto tossico, e il fattore che lo determina è la dose in cui essa viene assunta.
Bisogna considerare anche che composti che vengono assunti in concentrazioni sicure per l’uomo possono non esserlo altrettanto per altri organismi, vegetali o animali, una volta che queste sostanze vengono immesse nei corsi d’acqua attraverso gli scarichi domestici o industriali.

INQUINA PIÙ UNA MOLECOLA SINTETICA O UNA NATURALE?

L’inquinamento ambientale è una condizione che può essere causata sia da molecole sintetiche sia da molecole presenti in natura. È quindi falso sostenere che solo le molecole sintetiche siano responsabili dei danni dell’inquinamento; si può però ragionare sulle proporzioni in cui esse abbiano parte nel problema.
È innegabile che l’immissione nell’ambiente di sostanze sintetiche rappresenti oggi un serio problema ecologico: una delle ragioni è che le molecole sintetiche che non esistono in natura3 non trovano all’interno dell’ecosistema gli attori che possano biodegradarle, quindi non rientrano in alcun ciclo naturale di produzione e degradazione della materia; non venendo biodegradate, possono accumularsi o trasformarsi in altre molecole, ed eventualmente interagire con le componenti dell’ecosistema.
Un altro aspetto problematico legato alle sostanze sintetiche è quello relativo ai composti secondari: durante i processi di produzione possono formarsi composti intermedi talvolta di gran lunga più pericolosi della molecola finale che si intende ottenere; oppure, altri intermedi pericolosi possono essere quelli che si formano durante la degradazione di una molecola di partenza: ad es., il nonilfenolo etossilato (NPE) – usato fino a pochi anni fa anche negli shampoo4 – immesso nell’ambiente si degrada a nonilfenolo (NP) più tossico e persistente dell’NPE da cui deriva5.
Ma come abbiamo detto, anche molecole esistenti in natura possono produrre effetti inquinanti conseguenti al loro sversamento nell’ambiente: pensiamo ai fosfati, utilizzati tra l’altro nelle formulazioni dei detergenti, responsabili dell’eutrofizzazione nei corpi idrici.
In sostanza, la questione dell’inquinamento non va affrontata per assoluti contrapposti: come dimostrazione basti pensare ai danni causati dal petrolio – simbolo della malvagità umana nei confronti dell’ambiente ma che in effetti è “di origine 100% naturale” – in occasione degli sversamenti accidentali (per citarne uno su tutti, si veda il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico).
Sintetiche o no, dunque, sarebbe bene che le sostanze contenute nei prodotti d’uso quotidiano siano rapidamente biodegradabili e non tossiche per gli organismi.

SULLA SOSTENIBILITÀ

Premesso che non esiste nessuna sostanza che si possa definire a impatto zero, si può scegliere di utilizzare prodotti contenenti sostanze a basso impatto ambientale.
Ad oggi nella stragrande maggioranza dei cosmetici e dei detersivi vengono usati ingredienti di derivazione petrolchimica; a mio giudizio bisognerebbe domandarsi quanto sia opportuno l’impiego nell’industria cosmetica e della detergenza di composti derivanti da fonti non rinnovabili dal momento che è noto l’impatto rovinoso sull’ambiente dell’intera filiera del petrolio6.
Ritengo, perciò, che dal punto di vista della sostenibilità sia preferibile scegliere quei prodotti che contengono ingredienti provenienti da fonti vegetali, in quanto rinnovabili dunque maggiormente sostenibili.

IL PUNTO

Riassumendo, possiamo dire che l’eterna lotta tra naturale e chimico, comunemente intesi, risulta riduttiva e manca il punto del problema.
Un prodotto con ingredienti naturali non vuol dire più sicuro e quando si valuta la tossicità, essa deve essere sempre riferita alla dose.
Naturale/Artificiale è un binomio complesso da definire. Per quanto riguarda gli alimenti – dallo zucchero bianco alle verdure che compaiono sulla nostra tavola tutti i giorni, dai discussi OGM ai cereali sottoposti a radiazioni7 – la questione diventa molto sottile, e sicuramente non così ovvia come si può erroneamente evincere da molti titoloni sui mezzi di informazione.
Quando stiamo acquistando un cosmetico o un detersivo, piuttosto che chiederci se sia naturale, domandiamoci invece: “Contiene composti che in relazione alla loro concentrazione nel prodotto sono sicuri per l’uomo? Contiene composti che sono facilmente e velocemente biodegradabili? Una volta immesso nell’ambiente quali saranno gli effetti sull’ecosistema?”.
Per capire come trovare risposta a questi interrogativi, potete leggere l’articolo sull’INCI.
Consiglio infine la lettura di Cos’è naturale. Atomi smemorati di Bressanini, che offre interessanti spunti di riflessione sul tema.

 

Note e riferimenti
1 Treccani significato “sintetico”
2 Guidelines on technical definitions and criteria for natural and organic cosmetic ingredients and products
3 Attraverso processi di laboratorio si possono produrre molecole sintetiche nuove, che abbiano cioè formula chimica inesistente in natura, oppure molecole esistenti in natura che vengono riprodotte in laboratorio.
4 Ventiseiesima modifica della direttiva del Consiglio 76/769/CEE
5 EPA NP NPE
6 Environmental issues with petroleum Wikipedia
7 Per saperne di più, leggete “Pane e Bugie” di Dario Bressanini, edito da Chiarelettere.


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  • Vicky

    Apprezzo l’articolo, ma vorrei fare un paio di precisazioni.

    1) non trovo “molecole sintetiche” un termine non accurato. Vengono sintetizzate in laboratorio o nell’industria anche molecole presenti in natura, evitando di estrarle da piante e/o animali, e che quindi, se reimmesse nell’ambiente, non causano nessun impatto, certamente non maggiore a quello della sostanza già presente;

    2) gli ingredienti provenienti da fonti vegetali NON sono più ecologici di quelli sintetici. Ricordiamoci che anche questi vengono estratti e che quindi subiscono un processo chimico che causa residui. Non dimentichiamoci, inoltre, dell’impatto causato dalla coltivazione massiccia di certe piante (vedi il famoso olio di cocco, tanto amato dalla cosmesi ecobio) che può causare sfruttamento dei terreni, abuso di pesticidi e/o concimi, sparizione di piante locali e/o protette e anche un forte impatto da trasporto (tipo, appunto, l’olio di cocco che nel 90% arriva dal sudest asiatico).

    • Ciao Vicky, ti ringrazio molto per il commento che apre una discussione interessante.
      Le precisazioni che fai mi trovano abbastanza d’accordo, ma faccio anch’io delle precisazioni a mia volta.
      In questo articolo quando parlo di molecole sintetiche mi riferisco alle molecole che NON riproducono sostanze presenti in natura (come specifico nel paragrafo “Inquina di più una molecola sintetica o una naturale?” e alla nota 3).
      Hai ragione quando dici che le molecole prodotte in laboratorio che hanno formula chimica identica a quelle esistenti in natura, una volta nell’ambiente avranno il medesimo destino di quelle originali che riproducono.
      Tuttavia quando ne consideriamo l’impatto ambientale non dobbiamo valutare solo l’impatto che ha la molecola al momento dell’immissione nell’ambiente, ma è opportuno considerare anche quello che sta a monte, ossia quello che riguarda la produzione della molecola stessa.
      Mi spiego meglio: che processi e composti sono stati usati per ottenere la molecola X sintetica che riproduce Y “naturale”? Se l’ingrediente X è stato ottenuto per elaborazione di materia petrolifera, per esempio, il suo impatto ambientale sarà maggiore dello stesso ingrediente ottenuto da fonti vegetali (pur con tutte le contraddizioni delle coltivazioni intensive che tu stessa/o metti in luce).
      E qui mi ricollego alla tua seconda precisazione: concordo sulla riflessione sull’impatto causato da molte coltivazioni. Qualsiasi attività antropica ha un impatto sull’ambiente, persino le coltivazioni di piante da cui estrarre ingredienti. Il punto è: qual è la soluzione con impatto minore? L’impatto causato da queste attività è comparabile o addirittura peggiore di quello causato dalla produzione di molecole sintetiche di derivazione petrolifera?
      I problemi che tu citi per gli ingredienti di origine vegetale non sono diversi per le molecole sintetiche (vedi impatto ambientale da sfruttamento dei terreni per estrarre petrolio – trivellazioni – e conseguente compromissione dell’ecosistema – perdita di biodiversità e non solo -, trasporto di materie prime dai luoghi di estrazione, a quelli di trasformazione, a quelli di utilizzo, ecc.).
      I problemi stanno quindi da un versante e dall’altro, ma personalmente ritengo che sul piatto della bilancia una coltivazione intensiva sia comunque migliore dell’utilizzo di una risorsa non rinnovabile che comporta gravissimi danni per l’ambiente. Inoltre non è detto che la coltivazione debba essere per forza intensiva, dal momento che nella cosmesi “ecobio” buona parte degli ingredienti di origine vegetale deriva da coltivazioni ad agricoltura biologica, sicuramente molto più rispettosa dell’ecosistema delle coltivazioni tradizionali.
      Non intendo assolutamente demonizzare il sintetico, né credo che gli ingredienti da fonti vegetali siano sempre e comunque più “ecologici” di quelli sintetici, ma per esigenze di generalizzazione mi sento di affermare che tendenzialmente lo sono.
      Ancora due cose: è scorretto affermare “se reimmesse nell’ambiente non causano alcun impatto” perché qualsiasi sostanza – naturale o non naturale – immessa nell’ambiente ha un impatto, maggiore o minore che sia. Per quanto riguarda invece l’estrazione di ingredienti vegetali, non è detto che questi subiscano un processo chimico, possono essere estratti anche con processi meccanici (vedi oli vegetali da spremitura a freddo, tanto in voga nella cosmesi “ecobio”).
      Ti ringrazio ancora per lo spunto di riflessione, ogni commento è benvenuto!