Olio di palma: salute, ambiente, alternative

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Se provate a leggere gli ingredienti di merendine, biscotti, crackers, grissini, sicuramente troverete tra questi la dicitura “olio di palma”.olio di Palma Etichetta critica
Non è esagerato parlare di vera e propria invasione di questo ingrediente nei prodotti alimentari. Proprio per il suo impiego massiccio nell’industria alimentare è tra gli ingredienti più discussi degli ultimi tempi, e viene imputato responsabile di molti effetti negativi che avrebbe sulla salute e sull’ambiente.
Analizziamo quindi nel dettaglio le caratteristiche di quest’olio per valutare se può essere scagionato dalle accuse rivolte e se la moda anti palma ha effettivo fondamento.

COS’È E DOVE SI TROVA

L’olio di palma è un grasso vegetale ottenuto dal frutto della pianta Elaeis guineensis.
L’industria alimentare lo sceglie come ingrediente principe nei prodotti da forno dolci e salati per via di alcune caratteristiche – insapore, semi solido a temperatura ambiente, economico – che rendono il suo impiego ottimale.
L’olio di palma – ed i suoi derivati – vengono però utilizzati anche nelle formulazioni di cosmetici, detergenti, nonché nei biocarburanti.
Da Dicembre – grazie al Regolamento UE n. 1169/2011 – è ormai facile verificare se gli alimenti contengono olio di palma, la cui presenza deve essere apertamente specificata nella lista degli ingredienti (prima del Regolamento succitato, per le aziende era sufficiente indicare “grassi vegetali”, non specificando di quale grasso si trattasse).

L’OLIO DI PALMA FA MALE ALLA SALUTE?

Di studi sull’olio di palma la letteratura scientifica è ricchissima, ma la confrontabilità tra i risultati non sempre è semplice o addirittura possibile1 dal momento che spesso non viene dichiarato il tipo di olio di palma utilizzato nella ricerca (frazionato, raffinato, integrale), invalidando possibili comparazioni tra gli studi stessi e le rispettive conclusioni. Come ci dice Renato Bruni nel suo interessantissimo articolo sull’olio di palma: “L’olio di palma integrale, non raffinato, è salutisticamente migliore di quello raffinato e frazionato, che tuttavia è tendenzialmente neutro rispetto ad oli vegetali non d’oliva in termini di dislipidemie”.
Il Fatto alimentare sta portando avanti una tenace campagna contro l’olio di palma, e a tal riguardo ha raccolto e riassunto una serie di articoli scientifici che dimostrerebbero la nocività del grasso vegetale, imputandola principalmente all’elevata presenza di acidi grassi saturi (circa il 50% degli acidi grassi totali).
L’OMS stabilisce che il consumo di acido palmitico (contenuto nell’olio di palma nella percentuale del 45%2, ma presente anche in carne, burro, latticini) aumenta il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari3.
L’EFSA sottolinea inoltre che non può essere definita una soglia di assunzione di grassi saturi al di sotto della quale non vi siano effetti avversi4; il criterio, quindi, dovrebbe essere limitarne il più possibile l’assunzione.
Oltretutto, la percentuale di grassi saturi nel palma è inferiore a quella del burro, e rispetto a quest’ultimo vanta più polinsaturi, nonché un rapporto equilibrato saturi/insaturi5.
L’olio di palma, insomma, non va demonizzato in quanto tale, ma valutato in relazione al suo grado di raffinazione e alla sua quantità di assunzione. E, specificando a scanso di equivoci, l’olio di palma non è cancerogeno6. (Aggiornamento: per approfondimenti sul dossier EFSA sui contaminanti da processo, che riguarda anche l’olio di palma, leggete l’articolo sul blog su Olio di palma cancerogeno)
Avrete inoltre notato come di frequente i prodotti alimentari che contengono l’olio di palma riportino in confezione il claim “senza grassi vegetali idrogenati”. L’olio di palma viene effettivamente utilizzato come alternativa ufficialmente meno nociva ai grassi parzialmente idrogenati7, accertati come pericolosi per la salute umana, poiché si trova già solido a temperatura ambiente e il processo di idrogenazione non si rivela pertanto necessario8.

OLIO DI PALMA E AMBIENTE

La vera emergenza determinata dal consumo crescente di olio di palma è quella ai danni dell’ambiente, dunque dell’uomo.
Già da anni le foreste tropicali vengono disboscate a ritmi intensivi, specialmente nel Sud Est asiatico (Indonesia e Malesia), dove le coltivazioni di palma si concentrano. Nella sola Indonesia circa 15 milioni di ettari di terreno sono stati dedicati alla coltivazione di palma da olio9.
Il disboscamento in atto in queste aree è sfrenato e causa severissimi problemi a livello locale e globale. Sebbene i danni ecologici siano molti e complessi, riassumiamo qui i principali:

  • Riscaldamento globale
    Per ricavare i terreni da destinare alla palma da olio, si procede a sgomberare il suolo dalla foresta: spesso però le torbiere e le foreste vengono bruciate (nonostante l’Indonesia lo abbia dichiarato illegale) con conseguente rilascio di metano, biossido di carbonio e altri gas serra in atmosfera: la deforestazione è infatti tra le principali cause del riscaldamento globale10.
  • Perdita di biodiversità
    Una volta deforestati i terreni, questi vengono ripopolati a palma da olio, una coltivazione intensiva dove l’ecosistema viene semplificato agli estremi. Distruggendo le foreste, sono minacciate tantissime specie, animali e vegetali, numerose delle quali rese a rischio di estinzione. Tra queste, il rinoceronte e l’orangotango di Sumatra, che sono le specie simbolo di questo fenomeno. La United Nations Environment Program stima che entro il 2022 il 98% delle foreste pluviali di Sumatra e del Borneo sarà completamente distrutto11, con drammatiche conseguenze sulle specie che vi risiedono.

RAN Olio di Palma Etichetta critica
Oltre a questi, possiamo annoverare tra i danni delle piantagioni la frammentazione degli habitat, l’erosione del suolo, l’inquinamento dei corsi d’acqua dagli scarichi delle strutture di manipolazione del palma, l’utilizzo di pesticidi poco controllato, l’alterazione della funzionalità ecosistemica, l’inquinamento dell’aria per gli incendi.
Molti di questi problemi vi saranno familiari poiché connessi all’agricoltura intensiva: le proporzioni del danno nel caso della palma da olio però sono spaventosamente diffuse in termini spaziali e quantitativi, e sono aggravate dal contesto geografico in cui vanno a incidere (foresta pluviale) nonché da quello socioeconomico (normative meno restrittive di quelle europee).

OLIO DI PALMA SOSTENIBILE?

Nel 2004 è stata fondata la Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO), col proposito di produrre olio di palma certificato secondo standard di sostenibilità.
Il WWF supporta RSPO olio di palma Etichetta Critical’attività dell’RSPO. Diversa posizione assumono ONG ambientaliste come Greenpeace (si legga ad esempio Certifying Destruction) e RAN, che rivolgono dure critiche al sistema di certificazione RSPO; tra le motivazioni: una nuova piantagione di palma certificata può essere insediata disboscando la foresta esistente; non viene fissata una soglia limite alle emissioni di gas serra.
L’International Labor Rights Forum ha poi documentato violazioni dei diritti umani, tra cui sfruttamento del lavoro minorile, presso piantagioni certificate.
Attualmente RSPO rappresenta il più riconosciuto quadro di riferimento per la produzione di palma sostenibile – il 18% dell’olio di palma globale è certificato RSPO12 – ma esistono anche altri piani strategici come il REDD+ e il POTICO.

 

ESISTONO ALTERNATIVE O SOSTITUTI ALL’OLIO DI PALMA?

Ricordiamo innanzitutto i principali motivi per cui esso è così tanto utilizzato:

  • è l’unico grasso di origine vegetale naturalmente semi solido a temperatura ambiente, caratteristica importante per le formulazioni dei prodotti alimentari
  • la resa per ettaro della palma da olio è superiore a tutte le piante oleaginose più coltivate
  • è poco costoso

La domanda più interessante diviene quindi: quale potrebbe essere un valido sostituto all’olio di palma nei prodotti alimentari, così largamente impiegato?
Il docente di Tecnologia Alimentare presso l’Università di Parma, Franco Antoniazzi, intervistato dal Fatto Alimentare, prospetta un quadro con poche possibilità di uscita. Cito testualmente: «Non ci sono molte possibilità. Una strada è tornare al burro, con tutti i problemi che questo comporta, in termini di costi e di preoccupazione per i livelli di grassi saturi. Un’altra prevede di passare a prodotti come il burro di cacao o di karitè, che però sono meno disponibili. Oppure si può lavorare sulle ricette, in modo più o meno pesante: giocando su combinazioni di differenti grassi (palma più altri oli vegetali) o aggiungendo più fibre. In questo modo si riduce il bisogno di grassi, ma anche sapore e morbidezza ne risentono».
Per quanto riguarda l’uso dei derivati dell’olio di palma in campo cosmetico, si potrà notare come sul Biodizionario molti vengano indicati con bollini verdi: come mai? A questa domanda risponde lo stesso Zago: «Purtroppo nelle nostre latitudini non c’è nessuna altra coltivazione che possa fornire altrettanto olio che la coltivazione della palma (…). Quando ci saranno le condizioni, il giudizio dei derivati della Palma cambierà, ma oggi sarebbe solamente utopistico».
Giusto di recente, però, l’Università di Bath ha reso pubblica una promettente ricerca, tuttora in corso, sull’attività del lievito Metschnikowia pulcherrima in grado di produrre un olio dalle caratteristiche altamente simili al palma. Questo studio apre spiragli incoraggianti in vista del problema dello sfruttamento del suolo causato dalle coltivazioni di palma: si stima che l’utilizzo di suolo necessario alla produzione di questo lievito potrebbe essere da 10 a 100 volte inferiore rispetto alle coltivazioni della palma13.

IN CONCLUSIONE: BOICOTTARE Sì O NO?

Se è vero che un consumo elevato di quest’olio può essere pericoloso per la salute, un consumo moderato non sarà nocivo. Data la diffusa presenza del palma nei prodotti alimentari è facile eccedere nel consumo senza averne coscienza, è per questo importante avere consapevolezza di quanto ne viene assunto nell’arco della giornata tra i vari prodotti acquistati, cercando di limitarlo il più possibile nella dieta quotidiana, così come limiteremmo l’eccesso di burro.
L’emergenza olio di palma esiste ma è di tipo ambientale: i danni all’ecosistema sono ingenti e complessi, con ripercussioni sia a scala locale che globale, ed è necessario ed urgente che si prendano misure efficaci; in questo la scelta del consumatore può costituire la spinta al cambiamento.
Al contempo, ad oggi non esistono valide alternative all’olio di palma: il ricorso ad altri oli costituirebbe una soluzione peggiore in relazione all’uso di suolo (si veda il grafico a destra che mostra come la quantità di olio prodotto per ettaro sia nettamente superiore per la palma rispetto al girasole, soia e colza) Oil Yield Etichetta Criticasenza poi contare che si otterrebbe un prodotto dalle caratteristiche fisiche molto diverse, ragione per la quale molti marchi scelgono l’olio di palma e non altri oli, come abbiamo spiegato.
Esortare al boicottaggio di massa risulta una scelta superficiale e irrisolutiva.
Purtroppo ad oggi l’olio di palma certificato RSPO non garantisce ancora standard di sostenibilità efficaci, ma bisogna confidare nel miglioramento dei parametri, della trasparenza e del sistema stesso di certificazione, promuovendo come standard l’insediamento di nuove piantagioni del palma in terreni dismessi; è altresì fondamentale finanziare i progetti di ricerca in fase di perfezionamento che propongono soluzioni che potranno costituire un’alternativa al palma.
Il vero appello al consumatore, a mio giudizio, non consiste nel boicottare prodotti contenenti olio di palma scegliendo quelli che contengono altri oli vegetali, ma piuttosto invitare ciascuno a limitare il proprio consumo di biscotti, merendine e prodotti confezionati da supermercato contenenti grassi vegetali, così da dare la vera spinta al cambiamento della tendenza all’aumento della domanda di olio di palma.

 

Note e riferimenti
1 Blog Erba Volant del Prof. Renato Bruni
2 Palm Oil World
3 WHO/FAO Expert Consultation “Diet, nutrition and the prevention of chronic deseases”
4 EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA)
5 Italia Unita per la Scienza – Grassi Vegetali
6 Palm oil and palmitic acid:a review on cardiovascular effects and carcinogenicity
7 WHO Scientific update on trans fatty acids: summary and conclusions
8 l’idrogenazione degli oli vegetali – liquidi a temperatura ambiente – serve a renderli solidi a temperatura ambiente
9 Greenpeace “Certifying Destruction”
10 Deforestation causes global warming – FAO
11 Globalization & Great Apes: illegal logging destroying last strongholds of orangutans in national parks – UNEP
12 RSPO Impacts
13 Scientists Reveal revolutionary palm oil alternative: yeast – The Guardian
Picture n.2 is a derivative of ‘What’s Your Connection To Rainforest Destruction?’ by Rainforest Action Network used under CC BY-NC 2.0.


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  • laura

    Davvero un articolo interessante e che fa ordine sull’argomento…spettacolari le note…come pensavo,dunque,non è l’Anticristo…non sapevo della rspo,mi piace!

    • Ciao Laura, ti ringrazio per il commento!
      Mi fa molto piacere che l’articolo ti sia stato utile. Quando faccio ricerche su un argomento apprezzo sempre i siti che hanno un buon sistema di note cliccabili, quindi cerco sempre di curare questo aspetto negli articoli sul blog.
      Se hai richieste o domande non esitare a scrivermi!

      • laura

        Grazie!^_^Ma toglimi una curiosità…Esistono merendine (tipo le classiche brioches per la colazione) da supermarket che non contengono questo ingrediente? No, perchè l’altro pomeriggio ho trascorso un’ora abbondante tra gli scaffali di un supermercato di Catania, ma nulla…

  • Apolide

    molto bello questo artcolo, specie per un argomento in cui la disinformazione è diffusissima, mi sembra quindi di capire che non c’è un reale sostituto dell’olio di palma, alcuni parlano di olio di noci o di olio di semi, si tratta di disinformazione? e per qunto riguarda la recente ricerca che mette l’olio di palma sotto accusa come causa di diabete?

    • Paola Conti

      Si puo’ benissimo cucinare senza olio, sostituirlo con acqua sale e spezie ( in effetti ci si puo’ sbizzarrire tantissimo).

    • Ciao Apolide, grazie per il tuo commento!
      La chiave per capire il problema ambientale dell’olio di palma, al di là degli slogan “stop all’olio di palma”, consiste nell’inquadrare il problema come: richiesta di un olio tanto alta (e tanto crescente) da richiedere la destinazione di ingenti quantità di terreno a una sola e unica coltura.
      Se si guarda al problema in quest’ottica, si capisce come se al posto dell’olio di palma ci fosse un altro olio il problema sarebbe il medesimo, se non peggiore.
      Se vuoi leggere di più a riguardo ti consiglio il seguente articolo:
      https://meristemi.wordpress.com/2010/03/05/catene-corte-e-filiere-lunghe-alternative-allolio-di-palma/ da cui cito: “Per avere la stessa quantità di olio di soia o di girasole occorrerebbe una superficie coltivata di dieci volte maggiore e (…) la superficie delle pantagioni di palma è ben meno estesa di altre oleaginose.”
      Quindi chi parla di sostituire il palma con oli di semi non fa propriamente disinformazione, ma commette, a mio avviso, una leggerezza nell’analisi dei fatti.

      Per quanto riguarda lo studio che citi, che dovrebbe essere questo ( http://link.springer.com/article/10.1007/s00125-015-3563-2 ), se hai letto su qualche sito frasi come “l’olio di palma causa il diabete” dovresti dubitare della fonte presso cui l’hai letto perché fa informazione “acchiappalettori”.
      Lo studio in questione, infatti, prende in esame gli effetti dell’acido palmitico (non dell’olio di palma!) sulla proteina p66Shc. L’acido palmitico è sì contenuto in grande quantità nell’olio di palma, ma è un acido grasso saturo contenuto anche in carne, burro, latticini, in quantità minori.
      Oggetto della ricerca è capire il ruolo di questa proteina p66Shc come mediatore della morte cellulare indotta da acidi grassi saturi.
      Il danno alle cellule del pancreas era già noto, infatti, come si legge nell’introduzione dello studio (traduco): l’apoptosi delle cellule pancreatiche beta, indotta da acidi grassi saturi, è da tempo riconosciuta come un meccanismo principale che collega l’eccesso di grassi nella dieta al danno alle cellule beta, che porta a una secrezione di insulina compromessa e iperglicemia nel diabete di tipo 2, specialmente quando associati ad obesità viscerale.
      L’autore dello studio, Francesco Giorgino dice al Corriere ( http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/salute/15_aprile_28/universita-bari-scopre-proteina-che-causa-diabete-alimentare-9b401d34-edbd-11e4-8c01-3d3dc911e641.shtml ): “Abbiamo individuato un rapporto molto chiaro tra gli eccessi di grassi e l’aumento del tessuto adiposo, e il danno delle cellule che producono l’insulina, che sono le cellule beta del pancreas. (…) Questo danno si realizza proprio a seguito dell’intervento di questa proteina, p66shc, che viene aumentata nella sua quantità a livello cellulare dagli acidi grassi. L’acido grasso che maggiormente è in grado di aumentare questa proteina, si chiama acido palmitico o palmitato” Ed ancora: “Non tutte le persone con aumento del grasso addominale (…) sviluppano il diabete, però una maggiore proporzione di queste persone vanno incontro al diabete”.
      Non si può quindi dire che l’olio di palma causa il diabete, o sicuramente non è dimostrabile da questo studio.
      Un’ultima cosa: sempre al Corriere, Giorgino dice: “C’è anche un rapporto con alcune abitudini alimentari che ci fanno capire come l’apporto di grassi debba essere molto attentamente valutato evitando questi olii, e preferendo l’olio di oliva”. Giorgino però non specifica quali sono questi oli da evitare (si presuppone il palma, ma gli altri?) Inoltre: a suo dire dovremmo preferire a questi l’olio di oliva, ma il consiglio mi sembra un po’ campato in aria, dato che l’olio di palma non è usato come olio per condire.
      Insomma, penso che potremmo concludere che sia bene non condurre una dieta ricca di acidi grassi saturi (olio di palma così come panna, burro, ecc), e seguire invece un’alimentazione equilibrata (per intenderci: senza eccedere in merendine, biscotti, eccetera).
      Spero di aver chiarito i tuoi dubbi, ma se ne avessi ancora non esitare a chiedere!

      • Apolide

        in questi giorni mi sono fatto un idea abbastanza veritiera sull’argomento ma tu sei riuscito a condensarla in un unico post, complimenti 🙂

        • Ti ringrazio, sono felice di esserti stata utile!
          Continua a seguire il blog e se hai argomenti da suggerire che ti piacerebbe veder affrontati qui, scrivimi pure via mail o sulla pagina Facebook!

  • Se anche tu stai cercando biscotti, merendine, fette biscottate e altri prodotti da forno che non contengano olio di palma, ecco una lista di prodotti bio che può esserti utile.

    http://www.biomeglio.com/biscotti-merendine-e-fette-biscottate-senza-olio-di-palma/