Perché leggere l’etichetta?

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Già: perché leggere l’etichetta?
Se state leggendo L’etichetta critica probabilmente vi sarete posti la domanda fatidica, tanto ovvia quanto centrata.
Solitamente neppure si immagina che per capire meglio che prodotto abbiamo davanti si possano consultare la lista degli ingredienti o i simboli apposti in confezione, principalmente perché non se ne conosce il significato e quindi non dicono nulla ad un occhio inesperto. Ma vale la pena imparare a interpretare queste informazioni? A cosa serve conoscerle?
In Naturale contro Chimico? e Pubblicità e consumo intelligente si possono trovare già degli spunti che rispondono alla domanda, ma ho pensato di schematizzare qui di seguito in pochi punti alcune buone ragioni per decidere di addentrarsi nel mondo delle etichette.


COSA VUOL DIRE LEGGERE L’ETICHETTA

Innanzitutto, leggere l’etichetta vuol dire interpretare e comprendere le informazioni contenute sulla confezione del prodotto (scatola esterna, flacone, eventuali foglietti illustrativi): non mi riferisco solamente alla lista degli ingredienti, ma anche ai simboli, ai codici apposti secondo legge, ai loghi di certificazione ed alle diciture, pubblicitarie e non, che servono a descrivere il prodotto da acquistare.
L’abitudine di leggere l’etichetta ha senso solo se le si affianca l’abitudine a informarsi su ciò che l’etichetta contiene: in caso contrario sarebbe come fare l’analisi di un libro scritto in una lingua che non conosciamo!
Dunque, se impariamo a comprendere significato e valenza di questi elementi, anche confrontandoli tra prodotto e prodotto, saremo in grado di fare una spesa più intelligente e razionale, o quantomeno più informata.


CINQUE BUONE RAGIONI PER CUI LEGGERE L’ETICHETTA

1. La lettura dell’etichetta ci permette di capire se la pubblicità sta cercando di abbindolarci oppure no.
Siamo abituati ad acquistare un prodotto basando la scelta su messaggi e informazioni che sono state miratamente studiate dal sistema pubblicitario con l’intento di colpire la nostra attenzione e toccare quelle corde a cui tutti – in maniera differenziata per classi di consumatori – siamo sensibili; il problema è che spesso i termini usati per descrivere il prodotto sono ambigui o poco onesti.
Cerchiamo invece di conoscere meglio ciò che acquistiamo, e non lasciamoci convincere solamente dal packaging accattivante, magari ricco di illustrazioni floreali su sfondo verde su cui spiccano termini quali naturale, eco, bio. 
In che modo è possibile smascherare ambiguità o addirittura raggiri? Partiamo da cosa dicono le normative – nazionali ed europee – sull’uso di questi termini, ad esempio, per poi andare a verificare la composizione del prodotto consultando la lista degli ingredienti, confrontandola con ciò che viene affermato per pubblicizzarlo.

2. Possiamo capire se il prodotto contiene ingredienti che hanno un impatto sull’ambiente negativo.
Il caso più emblematico di questi tempi è sicuramente quello dell’olio di palma. Leggendo l’etichetta dei biscotti che acquistate abitualmente trovate tra gli ingredienti l’olio di palma: starete contribuendo al disboscamento delle foreste pluviali? Potete scoprirlo in questo articolo sul blog.
Cambiando invece categoria di prodotti, negli ultimi anni sono stati condotti molti studi1 (anche italiani!)2 che hanno riscontrato nei corsi d’acqua significative concentrazioni di sostanze derivanti dai PPCPs – Pharmaceuticals and Personal Care Products and Pollutants: questi studi intendono chiarire quali possano essere gli effetti sull’ecosistema e sull’uomo delle sostanze che utilizziamo ogni giorno e che finiscono nei corpi d’acqua. Voglio dire con questo che ciò che ci spalmiamo o che utilizziamo per lavare i panni ha un effetto sull’ambiente anche dopo che questi prodotti finiscono sciacquati via giù per lo scarico.
Come ho già detto, non esistono ingredienti a cosiddetto “impatto zero”, ma si possono comunque preferire prodotti contenenti sostanze il cui impatto sull’ambiente sia meno negativo di altre. Imparando a conoscere e riconoscere gli ingredienti dei prodotti che vogliamo acquistare possiamo fare una scelta concreta a favore della salvaguardia ambientale attraverso le quotidiane scelte di consumo. In questo senso la nostra attenzione andrebbe rivolta anche ai materiali utilizzati per il packaging del prodotto e alla loro biodegradabilità.
A tal proposito vale la pena interrogarsi sul controsenso che sta dietro la dichiarata qualità ecologica di un prodotto privo di sostanze sintetiche o di origine petrolchimica, il cui imballaggio è però in plastica, materiale con un pessimo impatto ambientale.

3. Possiamo scoprire se il prodotto contiene ingredienti potenzialmente pericolosi per l’uomo.
Trovate tra gli ingredienti del vostro dado da cucina “glutammato monosodico” e siccome  avevate letto da qualche parte che il glutammato fa male alla salute, siete preoccupati. Anche qui L’etichetta critica fa chiarezza, e vi permette di dare una risposta al quesito “Lo butto o lo ricompro?”.
C’è inoltre la questione sulla sicurezza delle sostanze nei cosmetici o nei detersivi: è delicata e va affrontata con cautela. I cosmetici commercializzati devono essere sicuri per legge, eppure spesso si legge che tal composto contenuto in tal prodotto è pericoloso o cancerogeno per l’uomo.
Dove sta la verità?
Siamo vittime di un complotto delle multinazionali in combutta col governo?
Come ho detto in Naturale contro Chimico?, il confine tra sicurezza ed effetto tossico di una sostanza è determinato dalla dose in cui viene assunta.
Il cosmetico in sé e per sé è sicuro, perché sicuri sono gli ingredienti in relazione alla concentrazione in cui sono presenti nel prodotto (a meno di nuove evidenze scientifiche che dimostrino il contrario) tenendo conto delle “vie di esposizione normali e ragionevolmente prevedibili”1. Molti sistemi di classificazione degli ingredienti cosmetici (Biodizionario, Skin Deep®..) vogliono però porre l’attenzione sull’effetto a lungo termine, sulla cute2 e sulla salute in generale, determinato dall’esposizione complessiva a certe sostanze, cioè l’esposizione che tiene conto di tutte le fonti. In altre parole, la stima della sicurezza di un prodotto dovrebbe considerare che il consumatore ogni giorno usa più prodotti cosmetici e per l’igiene della persona, quindi entra in contatto più e più volte con una medesima sostanza3.
Questo discorso riguarda sia sostanze che sono propriamente presenti come ingredienti all’interno del prodotto sia sostanze che vengono rilasciate dalle reazioni chimiche che coinvolgono gli ingredienti stessi (es. ingredienti cessori di formaldeide).
Da consumatori possiamo dunque leggere la lista degli ingredienti e controllare che non siano presenti quegli ingredienti che, alla luce delle informazioni raccolte, riterremmo opportuno evitare a scopo ulteriormente cautelativo.

4. Possiamo scoprire se il prodotto contiene sostanze allergizzanti.
Se una sostanza ci provoca reazioni avverse, è opportuno evitare l’utilizzo di quei prodotti che la contengono, o, in caso di particolare sensibilità, di prodotti che contengano sostanze potenzialmente allergizzanti; questo criterio è valido per gli alimenti (basti pensare al glutine per i celiaci, o ai latticini per gli intolleranti al lattosio), e sia per i cosmetici che per i detersivi (pensiamo ai detergenti per i capi d’abbigliamento, i cui residui possono rimanere sui tessuti dopo il lavaggio e venire a contatto con la pelle).

5. Grazie ai simboli di certificazione possiamo conoscere che tipo di processo produttivo è utilizzato o quale standard qualitativo in particolare viene garantito.
Esistono molti tipi di certificazioni e autocertificazioni, e in base alle proprie esigenze ciascun consumatore può scegliere il prodotto che rispetti determinati parametri di qualità o abbia caratteristiche particolari. Ad esempio, il marchio Ecolabel – che si applica a moltissimi prodotti, dai detergenti per l’igiene della persona e della casa, ai tessili, ai prodotti elettronici, ecc.. – garantisce prodotti a basso impatto ambientale e al contempo prestazioni elevate degli stessi: dietro queste espressioni ci sono precisi parametri fissati scientificamente tramite legge europea, il che risulta veramente importante poiché esprime in termini quantitativi cosa è considerato “basso impatto ambientale”.
Nell’apposita sezione del blog potete trovare approfondimenti sulle certificazioni che possiamo riconoscere in etichetta.

 

COSA NON È POSSIBILE EVINCERE DALL’ETICHETTA

Abbiamo visto come si possono scoprire molti dettagli interpretando correttamente l’etichetta; qualcosa però non può essere dedotto con certezza. Per esempio, dalla lettura degli ingredienti di cosmetici e detersivi non è possibile sapere quale sarà l’efficacia del prodotto. Naturalmente chi si occupa di formulazioni o gli spignattatori esperti, che conoscono i meccanismi delle formulazioni e il comportamento dei singoli ingredienti, sapranno predire grosso modo come funziona il prodotto e quale sarà la sua azione, tuttavia esistono due limiti considerevoli: non è possibile conoscerne la composizione esatta, ossia i quantitativi in cui i singoli ingredienti sono inseriti nella formulazione, poiché in etichetta non ne vengono riportate le dosi; e in secondo luogo, l’effetto del singolo ingrediente va valutato all’interno del contesto formulativo entro cui è inserito, considerando quindi il suo “comportamento” in relazione alla quantità in cui viene utilizzato e all’interazione con gli altri ingredienti presenti in formulazione.

Note e riferimenti
1 Epa Gov PPCPs Main Listing References
2 ARPA Emilia Romagna
3 Regolamento (CE) n. 1223/2009 Allegato I
4 SKINECO
5 Cosmetics Info


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